I 4 veleni bianchi che assumiamo tutti i giorni e possibili alternative

Il cibo è la fonte principale di sostentamento ma, a seconda di quello che mangiamo, possiamo trarne beneficio per la nostra salute oppure trasformarlo nel peggior nemico del nostro benessere.

Ci sono infatti alimenti che, pur essendo abitualmente ingeriti, non sembrano affatto pericolosi finché non se ne conoscono gli effetti e la reale natura.

Nessun cibo però è da considerarsi da eliminare in senso assoluto, ma bisogna fare attenzione alle quantità e alla qualità dei prodotti.

I cosiddetti “4 veleni bianchi”, che tutti i giorni sono contemplati nella nostra dieta come alimenti essenziali e di cui non si potrebbe fare a meno sono: lo zucchero, il sale, il latte e la farina.
Andiamo quindi per gradi e vediamo, alimento per alimento, quali possono essere gli effetti in caso di abuso suggerendo i possibili cibi alternativi.
Il corpo non deve essere privato di nessun componente alimentare perché altrimenti il suo buon equilibrio verrebbe compromesso, però bisogna fare qualcosa per eliminare il cibo che può far male.

Zucchero

Lo zucchero bianco raffinato non si trova in natura così candido e, per renderlo tale, viene sottoposto a una specifica lavorazione industriale. Il colore bianco si ottiene con il latte di calce, che viene poi eliminato, ma priva lo zucchero di tutte le caratteristiche benefiche.
Lo zucchero grezzo viene filtrato per togliere qualsiasi tonalità “disturbatrice” con il carbone animale e quindi ricolorato con un colorante che è cancerogeno in quanto deriva dal catrame.
In Italia il consumo pro capite di zucchero bianco è di circa 25 kg in un anno, un dato comunque alto considerando che andrebbe usato con parsimonia.
Nel tempo lo zucchero può provocare il diabete con livelli elevati di glicemia che, per essere abbassata, richiede massicce quantità di insulina.
Quando c’è un eccesso di zuccheri nel sangue sopravviene la sindrome dismetabolica, con tutte le conseguenze nefaste per la salute.
La diminuzione della glicemia stimola il senso di fame creando così una sorta di circolo vizioso difficile da arrestare, se non se ne prende coscienza.
Lo zucchero quindi provoca sovrappeso e obesità che, a loro volta, sono la causa di malattie cardiovascolari.
Il consumo di zucchero nell’organismo serve per la digestione e la sintetizzazione di calcio e cromo, che se non sono adeguatamente rimpiazzati provocano il deterioramento dei denti, delle ossa, dei capelli, delle unghie, con conseguenti possibili patologie come l’osteoporosi.
Non è migliore il fruttosio contenuto nella frutta, ma spesso usato in sostituzione dello zucchero bianco.
Lo sciroppo di fruttosio si trova nelle bibite gassate ma anche negli alimenti conservati e inganna l’organismo stimolando il senso di fame. Porta quindi all’ obesità e all’accumulo di grasso soprattutto sull’addome, perché è ipercalorico: se ne potrebbero ingerire non più di 20 g al giorno.
Bisogna imparare a leggere bene l’etichetta dei prodotti per essere consapevoli rispetto a cosa si sta acquistando, perché lo zucchero si trova in moltissimi alimenti, specie quelli industriali.
Non vanno meglio l’aspartame e la saccarina che, rispettivamente, provocano emicranie e allergie e sono anch’essi cancerogeni.
Lo zucchero in ogni caso andrebbe introdotto nell’organismo attraverso alimenti naturali, come la frutta, ma sempre con moderazione e potrebbe essere sostituito dal miele e dallo zucchero di canna, senza mai superare i 25 g al giorno.
Il sale è un altro alimento di cui non si può e non si deve fare a meno, in quanto il sodio e il cloro sono indispensabili al buon funzionamento dello stesso organismo.
La sua pericolosità però risiede nelle quantità, tanto che l’American Heart Association raccomanda di assumere al massimo 1,5 g al giorno, ma anche una carenza di sale può far male.

Sale

L’abuso di sale è responsabile delle più importanti malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Il sale che conosciamo oggi ha molto poco di naturale, perché viene trattato industrialmente per conferirgli consistenza, resistenza all’umidità e il colore, con l’aggiunta di un 3% di sostanze chimiche cancerogene.
L’abuso di sale provoca anche ipertensione e ritenzione idrica creando inestetismi come la cellulite e la cattiva circolazione.
Diversi sono i tipi di sale e bisogna imparare anche a scegliere quello giusto tra le tante varietà: il sale dell’Himalaya rosa risulta essere povero di sodio rispetto a tutti gli altri tipi.
Per attenuare gli effetti negativi di un eccesso di sodio nell’organismo è necessario abbinare l’apporto di potassio, che riduce sensibilmente l’effetto ipertensivo e regola anche l’equilibrio elettrolitico nel sangue che, se mal funzionante, porta gonfiore, edemi, scompensi cardiaci e sete.
Il sodio si trova più o meno in tutti gli alimenti, ma in particolare in quelli conservati, che spesso sono anche abbinati a sostanze che predispongono all’insorgenza del cancro, come il glutammato monosodico contenuto negli insaporitori.
E’ bene seguire una dieta equilibrata con tanta frutta e verdura e, in particolare, banane, avocado, fagioli, spinaci e zucca che contengono il potassio.

Latte

La bontà del latte come elemento primario è probabilmente indiscutibile, ma può trasformarsi in una bevanda nociva per la salute. Accade quando vengono alterate le sue qualità organolettiche, soprattutto con la pastorizzazione, la scrematura, l’aggiunta di vitamine e Omega 3.
Il latte acquistato nei supermercati, anche quello fresco, a seguito dei trattamenti per garantire la lunga conservazione, soprattutto quello UHT (Ultra High Temperature), perde le vitamine e subisce la modifica della caseina e degli aminoacidi.
Ecco che l’organismo non è più in grado di gestire tali modificazioni, in quanto vengono distrutti anche quei batteri benefici che proteggono la flora intestinale. L’apparato digerente reagisce con intolleranze, cattiva digestione, gonfiore e altri disturbi intestinali.
Anche l’allevamento delle mucche e degli animali che producono il latte è importante. Quello di mucca è il latte più usato, ma si tratta di allevamenti intensivi, dove gli animali sono costretti a una superproduzione di latte, “aiutati” dalla somministrazione di ormoni, affinché crescano in fretta, e di antibiotici per evitare malattie.
Sono animali alimentati con mangimi industriali che non hanno mai visto né il fieno e né l’erba e ricerche scientifiche, come quella condotta nel 2011 dal “Department of Physical and Analytical Chemistry” in Spagna, hanno dimostrato la presenza di diverse sostanze estranee al latte, tra cui antinfiammatori, antifungini e antimalarici.
Il latte scremato in particolare è quello che più di tutti perde in qualità nonostante sia consigliato dai nutrizionisti per chi segue un regime alimentare ipocalorico.
Privato dei grassi e delle vitamine A e D inibisce l’assorbimento di calcio e predispone ai tumori della prostata e all’infertilità femminile.
Insomma, l’alternativa a questo tipo di latte industriale è il latte crudo, reperibile presso allevatori locali che hanno scelto di seguire un protocollo biologico.
In mancanza di quello crudo va bene anche quello fresco ma intero, diminuendo però le quantità.

Farina

La farina bianca in commercio è ottenuta con una macinazione che prevede l’eliminazione della crusca, la quale contiene le fibre e le vitamine del gruppo “B”, e il germe contenente gli oli polinsaturi (quelli buoni) oltre ad altre vitamine e minerali.
Una farina privata delle sue proprietà organolettiche diventa fonte delle cosiddette calorie vuote che fanno ingrassare, perché innescano un meccanismo che stimola il senso di fame per il crollo degli zuccheri.
La composizione della “moderna” farina bianca, arricchita con additivi per favorire la conservazione ed evitare l’ossidazione, porta ad abituare l’intestino ad accumuli di “residui” che provocano infiammazioni e la vulnerabilità a sostanze tossiche che intaccano l’organismo. Una serie di altri disturbi si manifestano con il tempo: problemi respiratori e cardiaci, psoriasi, depressione, costipazioni.
L’alternativa è l’uso della farina integrale di origine biologica e dei relativi prodotti, in modo che l’organismo possa riavere i nutrienti tipici e che nel tempo possa riadattarsi e anche disintossicarsi con l’aiuto di un nutrizionista o un dietologo.

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Essere In Salute

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