Diversamente da quanto si crede nell’opinione comune, il narcisista non è una persona innamorata di sé, ma più precisamente dell’immagine idealizzata di sé, che tende a mostrare per evitare di essere ferito.

Egli infatti, contrariamente a quanto mostra di sé, possiede una bassa autostima che è stata dolorosamente ferita dal care-giver nelle primissime relazioni vissute e sperimentate nell’infanzia. Lo sviluppo di tale identità patologica, che il bambino matura nei primi anni di vita, fu definita da Winnicott nel testo Sviluppo affettivo e ambiente del 1965, all’interno del quale spiega dettagliatamente la teoria del Falso Sé del paziente narcisista patologico. In altri termini la madre, o chi si prende cura del bambino, non è in grado di rispondere adeguatamente ai reali bisogni del figlio, preferendo assecondare le proprie esigenze che riconosce come estensione del sé del piccolo.

Ciò significa che non riconosce il figlio come un essere separato da sé con dei propri bisogni, desideri e ambizioni. La conseguenza è lo sviluppo di Modelli Operativi Interni, ovvero schemi mentali che conservano l’esperienza di sé con l’altro acquisita attraverso ripetute interazioni di attaccamento, che condizioneranno il modo in cui il bambino, una volta diventato adulto, si relazionerà al mondo esterno.

Non a caso, una delle grandi difficoltà sperimentate da un narcisista patologico è proprio quella di non riuscire ad avere relazioni durature e stabili. Ma cerchiamo di capire insieme bene il perché. Un narcisista patologico possiede una rappresentazione di sé come costretto a esercitare continue pressioni emotive sull’altro per controllarne l’imprevedibilità, la disponibilità e l’intrusività. 

Ricerca una relazione che sia fusionale, di accordo e unione totale anche se ciò, al tempo stesso, rappresenta e viene percepito un’enorme minaccia alla sua integrità. Alla base di questo comportamento fortemente ambivalente vi è la paura di perdersi e di dover rinunciare alla propria individualità e libertà. Non è un caso infatti che il narcisista sceglie generalmente partner dipendenti, con scarsa autostima, che tendono a compiacere e a sottomettersi fino a giungere all’annullamento di se stessi.

Un partner che gli faccia da specchio e che non esprima le proprie esigenze, ma che lo ammiri incondizionatamente. 

La fase di una relazione che più intriga un narcisista è la conquista, al cui ottenimento seguono tutta una serie di mancanze e di atteggiamenti poco rispettosi nei confronti del partner. Giorno dopo giorno, il narcisista patologico si disimpegnerà, abbandonando sempre più il partner a una vita di solitudine e deprivazione emotiva.

Cosa ci attrae di un narcisista patologico e cosa ci tiene legati a lui?

Il narcisista patologico sa essere, specie nella fase iniziale quando è motivato dalla spinta pulsionale della conquista, molto carismatico e convincente riuscendo a far sentire il partner scelto speciale e desiderato. E’ spesso dotato di caratteristiche accattivanti quali gentilezza, vivacità, un grande senso dell’umorismo, intelligenza, sicurezza e un’estroversione frizzante che non passa mai inosservata. 

Tuttavia, sotto questa superficie brillante si nasconde l’incapacità di creare un legame emotivamente positivo con qualcuno. Nutrendo egli una forte paura dell’abbandono, nell’eventualità di una crisi di coppia o di una scelta da parte del partner di chiudere la relazione, saprà agire adeguate strategie per mantenere l’altro vicino a sé, forte delle sue capacità manipolative. Un narcisista patologico cercherà dunque in tutti i modi di risucchiarci nuovamente dentro, arrivando anche a diventare uno stalker, promettendo cambiamenti, affermando buoni propositi, chiedendo scuse che non saranno mai profondamente sentite. 

Tutto questo servirà esclusivamente a colmare il senso di vuoto e di inadeguatezza che prova e a soddisfare il suo bisogno di affermare la grandiosità della sua personalità per poi ripetere le medesime dinamiche. A confermarlo sono Livesley, Jang, Jackson e Vernon (1993) i quali rivelano in uno studio che nel 64% dei casi la personalità narcisistica ha un’origine genetica e un cambiamento non risulta così facile. 

Il rischio per il partner, che ormai sarà giunto ad un livello di annullamento e di fusione che non gli consente di riconoscere più la propria persona, può essere quello di assistere a reazioni sempre più violente rispetto all’ultimo episodio di conflitto, di fronte ad una nuova crisi. 

La relazione con un partner narcisista corrisponde a un tira e molla sentimentale estenuante, a causa del grave deficit relazionale e dell’immaturità affettiva che lo spinge a nutrirsi dell’altra persona per avere conferma di sé. Svalutazione, deprivazione e controllo sono le strategie che più utilizza per mantenere l’autostima del partner molto bassa e convincerlo inconsciamente che non può farcela senza di lui/lei.

Sei intrappolata in una relazione con un narcisista e non sai come uscirne?

Chiedere aiuto mediante la richiesta dell’intervento di uno psicoterapeuta, può essere utile al fine di attivare un processo di consapevolezza delle dinamiche disfunzionali che ci si trova ad affrontare e delle modalità attivate in risposta ad esse, garantendosi un supporto e una guida nella ridefinizione di un nuovo equilibrio personale. 

Senza dubbio risulta importante, nel momento in cui si decide di interrompere una relazione con un partner narcisista, mantenere un atteggiamento fermo e coerente, interrompendo ogni forma di contatto che potrebbe rappresentare una possibilità per inglobarci nuovamente.

Dott.ssa Alessandra Antogiovanni

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