Il lutto rappresenta un fenomeno profondamente fisiologico che attiva un processo doloroso in reazione ad un evento drammatico, quale la perdita di una persona cara. Esso determina una successione di stati mentali, emotivi, cognitivi, clinici che si fondono e sostituiscono l’uno con l’altro.

Lindemann e alcuni collaboratori (1944) identificarono tre fondamentali stadi del lutto:

  • Shock e incredulità, in cui è evidente la non accettazione della perdita che può manifestarsi nella totale negazione dell’evento luttuoso;
  • Cordoglio acuto, quando all’accettazione della perdita fanno seguito tutta una serie di sintomi che lasciano emergere perdita di interesse per le attività quotidiane, pianto, sentimenti di solitudine, insonnia e perdita dell’appetito;
  • Risoluzione del processo di cordoglio, in cui inizia a strutturarsi una graduale ripresa e un reinvestimento affettivo ed emotivo.

Se è vero che la morte di una persona amata rappresenta l’esperienza emotiva più dolorosa vissuta dagli esseri umani e che dopo un lutto importante il nostro mondo personale non sarà più lo stesso, è necessario chiederci cosa si intende per elaborazione del lutto.

Quando possiamo definire un lutto elaborato?

Il concetto di elaborazione del lutto è stato introdotto da Freud (1917/1967 – 1980), secondo il quale mediante una procedura intrapsichica ovvero un autentico lavoro sulla perdita si possano rivisitare, rivivere, riprovare tutti i sentimenti, i pensieri, i ricordi e le aspettative che legano il sopravvissuto al defunto. In tale direzione si abbandonerebbe il vecchio investimento affettivo, garantendosi la sopravvivenza e quell’energia emozionale che consentirebbe di attraversare le fasi del lutto e andare avanti.

Bowlby (1980) ci suggerisce come la risoluzione del lutto comporta non solo l’accettazione dell’irreversibilità della perdita, ma anche la riorganizzazione dei propri legami affettivi. Dunque si tratterebbe dell’evoluzione di un legame, non della sua fine.  Certo è che il lavoro psicologico del lutto, e una sua elaborazione positiva, necessita di tempi adeguati, di rituali condivisi e di supporto emotivo.

Ma quali sono le fasi che ci consentono di giungere ad una risoluzione del lutto?

Un’interessante concettualizzazione del processo di elaborazione del lutto appartiene a Worden (1982/1991) che descrive i compiti evolutivi necessari ad un positivo adattamento alla perdita. In particolare prevede quattro compiti:

Accettare la realtà della perdita

Una piena accettazione della realtà della perdita richiede tempo, dal momento che implica un’elaborazione non solo sul piano intellettuale ma anche emotivo. Infatti, è possibile individuare l’alternarsi di momenti di consapevolezza a momenti di incredulità. Ciò accade poichè si può essere intellettualmente consapevoli dell’irreversibilità dell’evento molto prima che le emozioni consentano una piena accettazione dell’autenticità dell’informazione. La negazione e il rifiuto del significato della perdita creano, il più delle volte, un blocco sul piano emotivo e una distorsione, lieve o acuta, della realtà tale da poter determinare la necessità di richiedere un supporto psicologico.

Esperire il dolore

Riconoscere ed elaborare la sofferenza generata dal lutto è di fondamentale importanza ai fini di un’accettazione della realtà e di una non negazione della necessità di vivere il cordoglio. Ignorare ciò che si prova, evitare pensieri dolorosi e ricordi del defunto o rifuguarsi in condotte di evasione può comportare, oltre ad una non risoluzione positiva del lutto, allo sviluppo di un disadattamento che può manifestarsi mediante ansia, collera, colpa e solitudine, nonchè forme più gravi di psicopatologia.

Adattarsi ad un ambiente senza il defunto

Non si tratta solo di adattarsi alla perdita dei ruoli precedentemente rivestiti dalla persona perduta, ma di ridefinire il proprio sè, il proprio senso di autostima ed autoefficacia evitando un’intensa possibile regressione. “Chi sono io ora? Quanto sono cambiato? Quanto la morte ha influenzato sul mio funzionamento nella vita di tutti i giorni e sulla percezione di me stesso?” Il compito di chi resta, in questa fase, è profondamente interiore e determina una ristrutturazione del sè e del sè con gli altri, lo sviluppo di abilità necessarie all’adattamento mediante un attivo confronto con le nuove richieste ambientali.

Ricollocare emotivamente la persona perduta

Lo sviluppo di una nuova e sana relazione con il defunto è fondamentale nell’elaborazione del lutto, ma perchè ciò si realizzi è necessario un riconoscimento della morte avvenuta e l’assenza di una stasi. Più semplicemente, occorre ricostruire il mondo di assunti violato dalla morte che contenga dunque una nuova relazione con il defunto, nuove abilità, comportamenti, ruoli e relazioni. Il nuovo mondo di assunti, con molta probabilità, conterrà numerosi elementi del vecchio senza necessariamente comprometterne un sano adattamento.

Elaborare un lutto: Conclusione

Il cordoglio dunque si muove attraverso una progressione di fasi che caratterizzano il lutto, con una graduale riduzione della disforia e dell’ansia da separazione, e una crescente accettazione della morte che favorisce la capacità di reinvestire in nuovi interessi, attività e relazioni. 

È importante conoscere i tempi del dolore per saper individuare una mancata elaborazione del lutto nonché l’arresto in una delle fasi descritte, che determinerebbero l’attivazione di meccanismi di difesa rigidi, disorientamento, disperazione e sentimenti di collera. 

La consapevolezza di un lutto patologico aiuta a richiedere aiuto, rivolgendosi a figure professionali competenti in grado di sostenere nella ridefinizione dei significati interni e accompagnare nel processo di elaborazione e adattamento.

Dott.ssa Alessandra Antogiovanni

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